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Pasqua con pastiera

La storia e il rito della pastiera raccontati da Maurizio De Giovanni in Vipera, romanzo ambientato a Napoli nel 1932.

ingr belliAllora, mentre mammà la prepara vi racconto la storia della pastiera.

Come a un segno convenuto, Lucia cominciò a disporre sul tavolo gli ingredienti necessari: la pasta frolla, preparata nelle prime ore della giornata quando tutti ancora dormivano; la ricotta di pecora, in un cestino di paglia intrecciata, il grano cotto nel latte fresco; lo zucchero, lo strutto, le uova, la cannella, il limone, il cedro e la cuccuzzata, la zucca candita per cui andava famosa, e la delicatissima acqua di fiori preparata infondendo in acqua calda, poi filtrata, i fiori dell’albero delle arance amare, il vero profumo della primavera.

Mentre i bambini spalancavano gli occhi davanti a tutto quel ben di Dio, Maione cominciò:

molto tempo fa, quando la città era giovane, c’era solo un piccolo villaggio di pescatori vicino al mare. E dal mare veniva quasi tutto quello che c’era da mangiare: il pesce, i crostacei, le cozze, tutto. Un giorno però venne una tempesta e le barche dei pescatori non potevano uscire; la tempesta non finiva, passavano le settimane e ormai le risorse erano finite, non c’era più niente.

pesciMaione punteggiava il racconto imitando gli effetti sonori, i tuoni, i fulmini, le onde alte del mare. Anche i figli più grandi, che avevano ascoltato la storia tante volte, erano affascinati e seguivano a bocca aperta. Sorridendo, Lucia manipolava sapientemente gli ingredienti.

Il mare non ne voleva sapere di calmarsi. Ma era già primavera e i bambini avevano fame e allora i pescatori decisero di uscire lo stesso. Le mogli e i bambini erano disperati al pensiero dei papà che affrontavano quelle onde alte più delle case. Ogni sera si riunivano sulla spiaggia, sotto la pioggia, e pregavano, e piangevano, e si disperavano, perché il mare cattivo restituisse i papà con le barche.

preparazioneCon sapienza, teneva l’attenzione dei bambini mentre con altrettanta sapienza le mani di Lucia componevano la propria sinfonia, amalgamando la ricotta con le uova, la vaniglia, la cannella e l’acqua di fiori d’arancio.

Avanti, pensò Lucia; avanti, dissero i bambini in coro.

La città era piccola ma i bambini e le donne erano come adesso, quando piangevano lo facevano a voce così alta che era impossibile non ascoltarli. E alla fine una sirena che si chiamava Partenope venne fuori dal mare e disse: ma perché piangete e strillate giorno e notte e non mi fate dormire?

Vogliamo i nostri papà, risposero i bambini.

E lei che era una sirena buona, si commosse e disse: mo’ ci penso io. E s’inabissò per andare a parlare a suo padre, il Mare.

Lucia unì l’impasto al grano cotto nel latte e aggiunse la cucuzzata e il cedro. mani

Il Mare brontolò perché non voleva consentire alle barche di rientrare a casa, si stava divertendo troppo con la tempesta, e poi aveva fame ed era di malumore. Partenope, che lo conosceva bene, andò a dirlo alle mamme e ai bambini e loro si riunirono per decidere cosa fare. Fu allora che alla bambina più piccola venne un’idea: siccome era primavera e il mare non lo sapeva, pensò di dirglielo facendogli vedere tutte le belle cose che la stagione portava. E prepararono tante scodelle con le bontà della terra: ricotta e farina, simboli della campagna fertile; le uova, simbolo della vita che si rinnova; il grano bollito nel latte e l’acqua ai fiori d’arancio, simbolo dell’incontro delle piante e degli animali; lo zucchero, simbolo della dolcezza, e le spezie, simbolo dei popoli lontani affratellati dal mare. E misero tutto vicino alla spiaggia.

pennelloLucia cominciò a tagliare in listarelle la sfoglia residua, ascoltando la voce piena e rotonda del marito, pensando a quanto lo amava.

Durante la notte, le onde portarono i doni in fondo al mare. Partenope, che aspettava, unì tutto e preparò una torta che diede al padre. Lui se la mangiò, una fetta alla volta, e la fame gli passò, e insieme alla fame gli passò la rabbia e si calmò, diventando una tavola. Così le barche rientrarono cariche di pesce e i bambini riabbracciarono i papà. Da allora, quando arriva la primavera, le mamme ripensano a quel giorno e preparano la torta che preparò Partenope. E noi ce la mangiamo.

Fuori la Pasqua irrompeva silenziosa nella primavera.

Floriana

 

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Brigidini, trastullo delle monache

girotondoPellegrino Artusi nel suo famoso “La scienza in cucina e l’ arte di mangiare bene” (1891) così descrive di una particolare specie di biscottini :
E’ un dolce o meglio un trastullo speciale, alla toscana, che trovasi in tutte le fiere e feste di campagna e lo si vede cuocere in pubblico nelle forme di cialde.
Si tratta di cialde, o cicalini chiamati più spesso brigidini: sono una specialità di un paese toscano situato tra Pistoia e Empoli, Lamporecchio.
Il loro nome viene dalle Brigidine, monache devote alla patrona della Svezia Santa Brigida; vivevano in un monastero del luogo e il loro compito principale era quello di preparare le ostie per la comunione, piccole per i fedeli e grandi per il sacerdote che dice messa, realizzate con stampi di ferro arroventati.suore
La leggenda vuole che intorno alla metà del ’500, una monaca, mentre stava elaborando l’impasto delle ostie, facesse un errore e ne sbagliasse la preparazione. Le sorelle allora, per non sprecare quel composto e mangiarlo in occasione del pranzo domenicale, pensarono di personalizzarlo e renderlo più buono aggiungendo dei chicchi di anice.
Nasce così il trastullo speciale, destinato a diventare molto in fretta una ghiottoneria profana, che si prepara da tempo immemorabile in tutte le sagre d’Italia.
fiera 2Il Brigidino si presenta come una sottile cialda dorata; recentemente a quella classica si è aggiunta la versione con sottili striature di cioccolato (Brigidini Rigati o Brigidini col Cioccolato) e quella al cacao con striature di cioccolato bianco (Brigidini Doppio Cioccolato o Brigidini al Cioccolato).

Quella che vi proponiamo è la ricetta del brigidino più semplice, forse una delle più antiche

Ingredientiimpasto
100g farina
1 uovo + 1 tuorlo
150g zucchero
10g di semi d’anice

Preparazione
Amalgamare la farina con le uova, lo zucchero e l’anice. Lavorare fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Formare delle strisce di circa 1 cm e tagliarle a pezzettini grandi come una noce.
Scaldare lo stampo da brigidini sul fuoco, quindi inserire una dose d’impasto e schiacciarlo. Ripassare per poco tempo lo stampo sul fuoco e staccare il brigidino appena pronto. Ripetere l’operazione fino alla quantità di dolcetti desiderati.
Serviteli caldi o freddi con un bicchiere di vin santo o di passito. Floriana

 

 
 

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Ma cosa cambia?

gialloQual è il cambiamento sostanziale dopo un percorso di consapevolezza alimentare? Il cambiamento è la scelta dei cibi e l’ora dell’assunzione, che sintetizzano l’apprendimento personale del proprio livello di benessere.

In estrema sintesi questo è lo scopo del programma: imparare qualcosa su di sé attraverso tante prove e qualche errore. Senza questo apprendimento, reso consapevole e quindi elaborato intellettualmente, tutti i percorsi dietetici sono inutili, perchè sono solo un momentaneo passaggio prima del ritorno alle vecchie abitudini , quelle che ci hanno fatto deragliare sul binario sbagliato.consapevolezza

In un tempo in cui si cerca di massificare tutto il possibile con il pretesto della globalizzazione, la consapevolezza alimentare va controcorrente. Parte dal presupposto che ognuno di noi è unico, per quanto simile agli altri, e punta su questa unicità; ma dà per scontato che apparteniamo a tipologie peculiari e in qualche modo rispondiamo a sollecitazioni specifiche. Nelle pratica abbiamo riscontrato che anche due gemelli, pur assomigliandosi, hanno differenti approcci col cibo e reagiscono in modo diverso ad alcuni alimenti; ognuno quindi deve imparare a rispettare il proprio metabolismo attraverso un apprendimento guidato, capace di farne intendere il funzionamento e consentirne poi la corretta gestione.

globalizzazioneDurante il percorso alimentare molte persone ri-scoprono modalità e abitudini dimenticate, scelte o preferenze che, se ben ricostruite, possono fornirci elementi importanti per comprendere il nostro stato di benessere o di malessere.

Le nostre scelte alimentari sono molto spesso basate su false credenze o su un ascolto, non mediato criticamente, di messaggi incalzanti e pervasivi che qualche volta sono il risultato di una vera e propria manipolazione dell’industria alimentare o farmaceutica, tanto più colpevole quanto più orientata al proprio peculiare vantaggio. mantenimento

Infine ma non ultimo, l’aspetto affettivo che fa da paravento ad una serie di scelte emotive ma non esattamente salutari per noi; curiosamente la constatazione di ciò, se il percorso è ben impostato, non avviene attraverso un processo di razionalizzazione del problema ma piuttosto attraverso la constatazione del superamento di esso, una modalità esperienziale di grande efficacia motivazionale. Rita

 

 
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Pubblicato da su marzo 20, 2014 in Alimentazione

 

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Cialde e ostie

ferri4S. Epifanio fu il primo a descrivere, in Oriente intorno al 400 d.c., il tipo di pane consacrato dalla forma rotonda e schiacciata:Hoc est enim rotundae formae

Anche in Occidente, intorno al quinto secolo, le ostie assumono la classica forma arrotondata e schiacciata, ma sono di diametro e di spessore decisamente maggiori di quelle che si usano oggi. Lo stampo più antico, realizzato in pietra, risale al sesto secolo ed è stato ritrovato a Cartagine. Solo dopo l’anno mille si comincia ad utilizzare abitualmente un’ostia più grande destinata al sacerdote e una più piccola per i fedeli; entrambe si producevano nei monasteri, ma la produzione era riservata agli uomini.ferri2

La dimensione dei pani andò poi pian piano riducendosi per consentire la realizzazione, contemporaneamente, di più ostie, sia grandi che piccole.

Il più antico ferro da ostie datato che si conosca in Italia risale al 1132 ed è conservato al museo del vino di Torgiano, in provincia di Perugia.

La decorazione degli stampi aveva come temi principali l’Agnello Pasquale, la flagellazione, la crocifissione ed i monogrammi IHS.*

pellegriniLe ostie non consacrate si offrivano durante i pellegrinaggi o nei giubilei e si distribuivano alle porte delle chiese per permettere ai fedeli di sostentarsi fino all’ora dei pasti. Il consumo delle ostie non violava i precetti della Chiesa perché non erano considerate un alimento, e inoltre consentivano un buon risparmio per il pellegrino che evitava di comprare altro cibo.

A partire dal quindicesimo secolo la produzione viene affidata anche ai laici e inevitabilmente le immagini incise sui ferri assumono, oltre alla simbologia sacra, la funzione profana di indicare un casato o una proprietà.

E come sempre accade la proprietà genera l’ostentazione e così nel Rinascimento riscuote grande successo la cialda personalizzata cioè ferri incisi con stemmi araldici o semplicemente nomi dei proprietari o dell’incisore.

Inizia dunque la produzione di ferri artistici, usati per confezionare dolci speciali. In Umbria i nobili ed i vescovi facevano decorare i ferri dagli orafi; in Spagna i ferri erano beni inventariati delle diocesi, e in Francia non mancavano nelle liste di nozze delle famiglie facoltose. ferri3

Dalla fine del settecento i ferri cambiano ancora; non si realizzano più in ferro dolce ma in ghisa, i decori sono sempre più elaborati e si passa dalla tecnica del bulino allo stampo.

Nella nostra gastronomia resiste ancora la tradizione di cuocere tra due piastre un composto fatto seguendo ricette semplicissime a base di farina e acqua, o arricchito nelle preparazioni più elaborate con uova, zucchero, aromi naturali, panna e birra.

rosarioE ancora oggi chiedendo suggerimenti a qualche anziana signora, i tempi di cottura verranno indicati usando un’unità di misura caduta in disuso: l’ave maria. Già perchè vi diranno che ne occorrono tre (il tempo di recitarle) per la cottura media di una cialda, due o quattro se le preferite più o meno dorate…..Floriana

*Iesus Hominum Salvator, Gesù Salvatore degli Uomini. Ma l’acronimo è stato riadattato su quello egizio: Isis (dea della fertilità) Horus (sole) Seb(terra).  

La religione egizia infatti (politeista, 4000-3500 ac) rappresenta oltre il 90% delle basi fondamentali della teologia Giudaico-Cristiana.ostensorio Quella che per i cristiani è l’adorazione dell’ostia, era l’adorazione del sole (perchè è quello che rappresenta l’ostia bianca rotonda) nata in Babilonia, e successivamente diffusa in Egitto, da dove è stata importata. Inoltre il contenitore dell’ostia (ostensorio) raffigura palesemente i raggi del sole, con l’ostia al centro: Il sole.

 
 

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Cibo e religione

pane e vinoIl rapporto che instauriamo con il cibo è senza dubbio un fatto culturale complesso e legato a fattori diversi.

L’uomo non mangia tutto ciò che è commestibile perché il cibo, come scrive l’antropologo Marvin Harris, deve essere buono da pensare, oltre che da mangiare.

Però non tutti pensiamo il cibo allo stesso modo, perché la mediazione culturale del contesto e della società in cui viviamo incide pesantemente. simboli

La religione è certamente un elemento culturale molto importante quindi mangiare è un atto colmo di contenuti religiosi; riti e simbologie delle principali religioni sovente derivano direttamente dai comportamenti osservati a tavola.

E’ comune infatti a tutte le religioni considerare il cibo un dono del Dio o degli Dei; l’atto di mangiare quindi non può essere un gesto qualsiasi, perché esprime la consapevolezza tangibile che gli alimenti scelti, in qualche modo guadagnati e consumati non sono solo il frutto delle mani dell’uomo.

raccoglitoriCome già accedeva tra le comunità primitive dei popoli raccoglitori, cacciatori e coltivatori, le grandi religioni moderne (Induismo, Buddhismo, Jainismo in oriente, Cristianesimo, Giudaismo e Islam in occidente) attribuiscono al cibo grande attenzione e innummerevoli valori simbolici.

In ogni cultura le due componenti umane, lo spirito e la carne, percorrono strade diverse; alimentando la parte fisica nutriamo le pulsioni terrene a scapito dello spirito, che resta in disparte. Solo mortificando tali pulsioni lo spirito può elevarsi.cacciatori

Quindi i precetti alimentari hanno la funzione di far comprendere all’uomo che esiste una volontà divina superiore che definisce limiti oltre i quali l’individuo non può spingersi, per esprimere e testimoniare obbedienza e autocontrollo.

E i riti sono la rappresentazione del desiderio di porsi in armonia con il ciclo naturale, celebrando eventi straordinari che sfuggono al controllo dell’uomo come il quotidiano sorgere e tramontare del sole, il succedersi delle stagioni e delle fasi lunari con consuetudini umane dal contenuto vitale come la semina e il raccolto

stilizzataDa qui nascono i divieti a consumare certi prodotti o a uccidere certi animali, a farlo esclusivamente in certi giorni, in determinate stagioni seguendo rituali prestabiliti; da qui nasce il concetto di tabù. Molte religioni vietano un gran numero di alimenti innanzitutto per dare a credenti e seguaci un’identità di gruppo, ma anche per scoraggiare la frequentazione di miscredenti che potrebbero distogliere dai comportamenti virtuosi e provocare l’allontanamento dalla comunità.

Nel Vecchio Testamento, per esempio, gran parte del Levitino è dedicata all’elenco dei piatti empi; una norma in particolare, che proibiva di mischiare carne e latte, pare che fosse così importante da far parte originariamente dei dieci comandamenti.stella israele

Se le religioni islamica, induista, buddista ed ebraica hanno alimenti tabù, quella cristiana praticamente non ne contempla. I cristiani più osservanti erano comunque molto attenti all’aspetto sacro della tavola: quando bevevano assumevano cinque sorsi, uno per ognuna delle cinque ferite di Cristo; ogni boccone veniva diviso in quattro parti, tre per la Santissimi Trinità, e uno per la Madonna. Solo intorno al IV secolo le comunità cristiane, prima quella d’ Oriente e poi quella Occidente, iniziarono a seguire diversi tipi di digiuno per prepararsi alle celebrazioni della Pasqua. Floriana

 
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Pubblicato da su febbraio 26, 2014 in Scampoli e Ritagli

 

Grazie Peter!

mangioneRingrazio Peter Pollini, buongustaio (quasi) redento e da più di un anno cultore dell’alimentazione consapevole, per avermi girato uno studio del Dr. Dwight Lundell ,fondatore della Healthy Humans Foundation, che sostiene la salute umana con particolare attenzione su come aiutare le grandi aziende a promuovere il benessere. Lundell che è stato capo del personale e Primario di Chirurgia all’Heart Hospital Banner, Mesa, AZ. testualmente dice …”Noi medici con tutta la nostra formazione, la conoscenza e l’autorità spesso acquisiamo un ego piuttosto grande che tende a rendere difficile ammettere che abbiamo torto. Così, eccomi qui. Ammetto di aver sbagliato. Da cardiochirurgo con 25 anni di esperienza, dopo aver effettuato oltre 5.000 interventi chirurgici a cuore aperto, oggi è il mio giorno per riparare al torto fatto come medico e scienziato……………”.colesterolo 1
Lundell afferma qualcosa di semplice e di complesso insieme, ovvero che gli scienziati prendono talvolta enormi svarioni confondendo la causa con l’effetto.
Per esempio il colesterolo non è in realtà il responsabile delle malattie cardiache ma solo una presenza sul …..luogo del delitto: la vera causa è l’infiammazione delle pareti arteriose che intrappola il colesterolo e crea le placche ateromatose.
A sua volta l’infiammazione non è altro che una risposta del corpo ad aggressioni esterne, che siano virus, batteri o tossine; in realtà si tratta di qualcosa di utile che diventa invece dannosa quando si cronicizza, ovvero quando …”esponiamo frequentemente il corpo ai danni da tossine o alimenti che il corpo umano non è stato progettato per elaborare….”.
amico latteCon Lundell mi fermo qui; per chi fosse interessato, il contributo integrale è leggibile al sito http://preventdisease.com/. Raccolgo però in estrema sintesi la sua denuncia non solo per quanto riguarda l’ipertrofia dell’ego medico, ma soprattutto in merito alle speculazioni fatte sulla salute delle persone.
Da quando abbiamo iniziato a scrivere su questo blog abbiamo denunciato i molteplici e multiformi interessi di bottega che permeano l’informazione alimentare, che sostiene le false credenze tuttora circolanti sulla bontà di alimenti considerati irrinunciabili. Ne cito uno a caso: il latte, alimento naturalmente buono, così tanto intolleranzache anche quando le persone stanno male bevendolo, corrono in farmacia ad acquistare gli enzimi che aiutano a digerirlo oppure comprano quello alleggerito al quale sono stati tolti i grassi, il lattosio……. insomma bevono latte, ma del latte non resta praticamente quasi nulla. In compenso i disturbi spesso permangono inalterati; e come se non bastasse il quasi latte è costato il doppio di quello normale : più geniali di così!!!! Rita

 
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Pubblicato da su febbraio 12, 2014 in Alimentazione

 

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Vizi vecchi e nuovi

biciFino all’inizio del ’900 la norma ecclesiastica dell’astinenza dalle carni proibiva ai cattolici anche di consumare uova e latticini; oggi non più, in compenso si chiede di evitare cibi e bevande che ad un ragionevole giudizio sono considerati troppo ricercati e costosi. L’insieme di queste norme costituisce il 4°dei cinque precetti generali della Chiesa cattolica :In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno.

Interrotta per evidenti ragioni pratiche durante la seconda guerra mondiale la norma è oggi sempre meno sentita.

Ma nel Medioevo i precetti erano severamente imposti e almeno formalmente rigorosamente rispettati: e allora per non smentire le migliori tradizioni del tipo “fatta la legge, gabbato lo santo” o “anche l’occhio vuole la sua parte” la contraffazione dei cibi divenne una vera e propria forma d’arte minore. pesce

Si cominciò col preparare finte pancette in cui il salmone era ridotto a una specie di crema e poi mantecato con passato di luccio e infine guarnito col latte di mandorla, che avrebbe dovuto ricordare il grasso del maiale, per arrivare pian piano a servire preparazioni sempre più sofisticate quanto…finte.

Esistono perfino libri di gastronomia interamente dedicati alle ricette di cucina contraffatta. Quella che proponiamo è tratta da un testo del ’400 : Un nobile libro di cucina: per la casa del principe o di altra illustra famiglia:
zucchina
Per preparare l’ova durante l’astinenza, praticatevi un foro, eliminate tuorlo e albume e sciacquate li gusci con acqua tiepida. Indi prendete latte di mandorla denso e tenetelo al fuoco fino che avrà bollito. Strizzatelo in un canovaccio e lo che resta ponetelo in un piatto. Riducetelo come zucchero, e una parte mescolatela con zafferano e zenzero e cannella. Indi ponete ne lo guscio il bianco, e ne lo mezzo il giallo che farà da tuorlo, e ancora di bianco ricolmate l’ovo. Poscia mettete nella bragia ad arrostire. Per quindici ova misurate una libbra di latte di mandorla e un quarto di libbra di zenzero e cannella”. contraffatti

Nel testo non si accenna minimamente alla fine riservata all’uovo vero e proprio, di cui si suggerisce l’utilizzo delli soli gusci: evidentemente spreco e contraffazione sono vizi molto antichi. Floriana

 
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Pubblicato da su gennaio 28, 2014 in Scampoli e Ritagli

 

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Anno nuovo: qualcuno ricomincia …..col cavolo

faccineE’ inutile che vi lamentiate dei chili presi nelle feste, tanto eravate grassi anche prima” dice una vignetta di Mafalda. In effetti per chi ha problemi di peso l’anno comincia in salita: una giornalista di moda e costume Fiamma Sanò, nei giorni scorsi ha raccontato sul Corriere come ha fatto a perdere trenta chili lo scorso anno, cominciando un fatidico 7 gennaio, giornata in cui ha deciso di dare una svolta alla sua linea: dice di aver cominciato mangiando cavolo, che definisce la verdura dell’inverno per eccellenza… Poi avrà comunque mangiato anche qualcosa d’altro, perchè trenta chili sono un bel risultato, infatti ha impiegato otto mesi per raggiungere il suo obiettivo. Adesso però si tratta di consolidare il risultato; e qui, cara Fiamma, viene la parte più difficile. images

Tutte le storie di dimagrimento, almeno la maggior parte, arrivano qui, al tanto desiderato peso forma; poi purtroppo qualcuna finisce. Nel senso che se si abbandona tutto quello che si è imparato o non lo si capitalizza, questo giro di boa del peso rischia di essere un giro dell’oca: si torna inesorabilmente alla prima casella e molto più in fretta di quanto si sia impiegato per dimagrire. Qual è la morale della favola? Che ogni percorso dimagrante deve essere costruito come un percorso di apprendimento sul nostro funzionamento metabolico: se ingrassiamo vuol dire che qualcosa nella nostra alimentazione non funziona, ma se non riusciamo a comprendere il perchè e il che cosa ci fa prendere peso, allora siamo destinati ad essere sempre perdenti.

E’ proprio la ricerca di queste regole personali il valore aggiunto del l’alimentazione consapevole; una scoperta che si fa strada facendo, annotando quello che succede, sperimentando e rendendendo questa sperimentazione una certezza personale, per ognuno di noi, perchè siamo unici, anche se simili.

Non esistono regole assolute; dobbiamo costruirle con puntiglio perché diventino i nostri ancoraggi, le certezze che sempre sapranno offrirci un punto di riferimento su cui contare.

candelineUna delle mie tre Anne, tante sono al momento le persone che seguo con questo nome (a proposito, la mitica Anna di cui ho già scritto ha soffiato sulla cinquantesima candelina, numero dei chili che ha perso!) è stata un’altra rivelazione. All’inizio del percorso mi ha comunicato i suoi paletti: “non voglio stare a dieta per tutta la vita, voglio essere libera di passare dei weekend culinari con i miei amici come faccio adesso, io non voglio diventare una fanatica della bilancia”…..ok, ok, ho pensato, vediamo come va.

E’ andata alla grande; Anna ha superato il periodo natalizio con la sua leggendaria e teutonica capacità di programmarsi e organizzarsi ( i suoi erano paletti di difesa, nient’altro) e si è ritagliata spazi di trasgressione controllata. Mi ha detto ” ho fatto la monella in qualche circostanza”, però ha chiuso il periodo festivo perdendo due chili: ormai manca solo un chilo al raggiungimento del suo peso ideale!arrivo

Poi cominceremo la discesa; ma, attenzione, sarà impegnativa come tutte le discese che si rispettino perché in discesa le cadute possono essere rovinose, non ci si può distrarre, e bisogna sapere come prendere le curve senza uscire di strada.

L’arrivo è stare bene con se stessi in un corpo che ci piace e che abbiamo imparato a conoscere: questo è il traguardo per chi vuole far parte dell’esclusivo club dell’alimentazione consapevole. Rita

 
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Pubblicato da su gennaio 18, 2014 in Alimentazione

 

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Cibi di magro, cibi di grasso

batailleLa bataille de Caresme et de Charnage, testo anonimo francese del tredicesimo secolo, racconta la battaglia di due armate contrapposte dove combattono i cibi di magro e quelli di grasso: da un lato i pesci, dall’altro le carni spalleggiate da uova e latticini.

I capponi arrosto si scontrano con i naselli, lo sgombro con la carne di bue, le anguille con le salsicce di maiale. Le verdure combattono da entrambe la parti, la differenza la fanno i condimenti: olio e limone da una parte, lardo e pancetta dall’altra.pesci

Con una cura quasi maniacale dei dettagli e con una certa arguzia, vanno in scena le regole alimentari legate al calendario liturgico che la Chiesa aveva imposto in Europa nel Medioevo.

Il fatto che in segno di penitenza si dovesse rinunciare ai cibi animali per almeno cento giorni all’ anno, faceva ritenere che le carni fossero cibi d’eccellenza, quanto di più gustoso si potesse desiderare di mangiare.

dadoNell’immaginario collettivo medioevale quindi il grasso diventa il valore forte, il magro una sorta di surrogato. Pesci, verdure condite con solo olio e latticini erano cibi magri, deboli, da evitare solo nei giorni di astinenza totale, come il venerdì santo; oggi sarebbero definiti ipocalorici.

Se i cosiddetti cibi di magro hanno suscitato fin quasi al secolo scorso diffidenza e scarsa considerazione, possiamo ragionevolmente pensare che la spiegazione storica più probabile sia nel carattere costrittivo che per lungo tempo è stato associato al loro consumo. finti carota

L’essere considerati una seconda scelta si evidenzia anche nei numerosi tentativi di imitazione dei cibi grassi; un po’ come ogni tanto succede ancora oggi in certi ristoranti vegetariani dove si riproducono nei nomi e nelle forme pietanze di carne senza carne, che lasciano intravvedere residui dell’antico senso di inferiorità culturale.

La letteratura medievale ironizza sovente sui tentativi delle classi alte di preparare manicaretti prelibati da spacciare per pratiche di penitenza: Pietro Abelardo si chiede dove sia il merito nel rinunciare alla carne per mangiare pesci costosissimi e cucinati con ricette tanto raffinate.

Ciò non toglie che gli obblighi di magro abbiano scritto nuovi capitoli nella storia dell’alimentazione. L’esempio più evidente è rappresentato dalla pasta, che si affaccia e occupa presto sempre più spazio nei ricettari medioevali e rinascimentali proprio come cibo di magro, elaborata in tanti modi diversi sempre per rispondere agli obblighi liturgici.polpettone

Solo a partire dal settecento l’alternativa magro/grasso perde d’importanza, le ricette di pesce o verdure cominciano ad emanciparsi dal loro stato subalterno e le esperienze fatte nel tentativo di renderle appetibili, rivelano che la cucina di magro è un vero e proprio giacimento di raffinati sapori gastronomici.  Floriana

 

 
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Pubblicato da su gennaio 9, 2014 in Scampoli e Ritagli

 

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Auguri!

“La poesia è la ragione messa in musica” (Francesco De Sanctis)

albero gatti

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie….Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.  

Gianni Rodari

 
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Pubblicato da su dicembre 23, 2013 in Scampoli e Ritagli

 

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